La pagina Instagram della mia attività non cresce: 7 cause reali e cosa fare
Pochi follower, poche visualizzazioni, nessun contatto: le sette cause per cui il profilo Instagram di un'attività locale resta fermo, e l'intervento concreto per ciascuna. Con esempi da attività della provincia di Frosinone.
È la frase che sentiamo più spesso al primo incontro: “pubblico, ma non cresce niente.”
Quasi sempre non è colpa dell’algoritmo. È che il profilo sta facendo una cosa diversa da quella che serve, e la sta facendo con costanza. Qui sotto le sette cause che troviamo davvero, in ordine di frequenza, e cosa si fa per ciascuna.
1. Pubblichi per il tuo settore, non per i tuoi clienti
L’errore numero uno, e il più difficile da vedere da dentro.
Un ristoratore pubblica il piatto impiattato benissimo, con la citazione sulla materia prima. Un parrucchiere pubblica il taglio tecnico che apprezzano gli altri parrucchieri. Un’officina pubblica la macchina in ponte.
Sono contenuti corretti e inutili: parlano a chi il mestiere lo conosce già. Il cliente vuole sapere se il posto è accogliente, se il conto è prevedibile, se ci si trova parcheggio, se le persone dietro il bancone sono simpatiche.
Cosa fare: per ogni contenuto, chiediti a chi lo stai mostrando. Se la risposta è “a un collega”, riscrivilo.
2. Non c’è un motivo per seguirti
Il profilo di un’attività locale non cresce perché è bello. Cresce perché seguirlo conviene: sai per primo le novità, vedi le disponibilità dell’ultimo minuto, trovi la promo che non è esposta in vetrina.
Se il tuo profilo è un catalogo di foto di prodotto, la gente lo guarda una volta e va via. Non ha perso niente a non seguirti.
Cosa fare: decidi una ragione dichiarata e mantienila. “Qui esce ogni venerdì il menu della settimana.” “Qui trovi gli slot liberi del giorno.” È banale, e funziona.
3. Pubblichi a raffica per tre settimane, poi sparisci per due mesi
La discontinuità è più dannosa del silenzio. Instagram tratta un profilo intermittente come un profilo inaffidabile, e le persone pure.
Nella nostra esperienza in provincia, otto-dodici contenuti al mese pubblicati sempre battono venticinque contenuti concentrati in dieci giorni. Sempre.
Cosa fare: scendi a un ritmo che riesci a tenere anche nella settimana peggiore dell’anno, e non salire finché quel ritmo non è automatico. Su come si costruisce un ritmo sostenibile ne abbiamo parlato in gestire i social da soli o affidarli a un’agenzia.
4. Non parli mai del posto in cui sei
Questa è la più sottovalutata da chi lavora in provincia.
Un’attività di Veroli che potrebbe essere identica a una di Milano sta buttando via il suo vantaggio più grande. La gente del posto segue quello in cui si riconosce: la strada, la sagra, il campanile, il dialetto, il traffico della circonvallazione alle sette.
Vale anche in termini di ricerca: i contenuti geolocalizzati, con il nome del comune nelle didascalie e nei tag, ti fanno comparire a chi cerca in zona.
Cosa fare: almeno un contenuto su tre deve essere impossibile da confondere con quello di un’attività di un’altra provincia. Abbiamo raccolto la logica zona per zona in i 91 comuni della provincia di Frosinone.
5. Fai solo post, mai storie
I post servono a farsi trovare da chi non ti conosce. Le storie servono a non farsi dimenticare da chi già ti segue. Sono due lavori diversi e nessuno dei due sostituisce l’altro.
Un profilo che pubblica solo post ha follower che, dopo un mese, non ricordano di seguirti. Un profilo che pubblica solo storie non acquisisce mai nessuno di nuovo.
Cosa fare: post per farsi scoprire, storie per restare presente. Due o tre storie a settimana bastano, non devono essere prodotte.
6. Confondi le visualizzazioni con i clienti
Capita spesso: un reel prende trentamila visualizzazioni, il telefono non squilla, e la conclusione è “i social non funzionano”.
Quel reel ha probabilmente raggiunto persone a duecento chilometri di distanza, per le quali non sei un’opzione. Per un’attività locale il numero che conta non è la portata: è quanti dei raggiunti stanno entro venti minuti da te.
Cosa fare: guarda i dati di pubblico per località, non solo i totali. E smetti di inseguire il formato che “fa numeri” se i numeri arrivano da fuori bacino. Ne abbiamo scritto in quali social servono davvero a un’attività locale in Ciociaria.
7. Non c’è nessun invito a fare qualcosa
Il contenuto è buono, la foto è bella, il testo è scritto bene. Poi finisce. E la persona che era interessata non sa cosa deve fare.
Cosa fare: ogni contenuto che ha uno scopo commerciale deve dire come si prosegue — scrivi in direct, chiama, prenota, passa. Non tutti i contenuti, ma quelli che vendono sì. E il pulsante nel profilo (WhatsApp, chiamata, indicazioni) va configurato: è la cosa che si sistema in due minuti e quasi nessuno ha fatto.
Come si capisce quale delle sette è la tua
Guarda gli ultimi trenta contenuti pubblicati e conta, senza indulgenza:
- Quanti erano per un collega e non per un cliente (causa 1)
- Quanti sono usciti nell’ultimo mese e quanti nel mese prima (causa 3)
- Quanti riconoscibili come “del posto” (causa 4)
- Quante storie contro quanti post (causa 5)
- Quanti dicevano cosa fare dopo (causa 7)
Nella maggior parte dei casi il problema non è uno: sono tre o quattro insieme. Ma ne bastano due sistemati per vedere un cambio nel giro di sei-otto settimane.
In sintesi
- Se pubblichi per il tuo settore, i clienti non ti seguono: parla a chi il mestiere non lo conosce.
- La costanza sostenibile batte l’intensità a strappi, sempre.
- Il territorio è il tuo vantaggio: se i contenuti potrebbero essere di chiunque, l’hai sprecato.
- Post per farsi trovare, storie per restare in testa. Servono entrambe.
- Le visualizzazioni fuori bacino non sono un risultato.
- Ogni contenuto commerciale deve dire come si prosegue.
Se vuoi che diamo un’occhiata al tuo profilo e ti diciamo quali di queste sette cause ti riguardano, scrivici su WhatsApp o a info@socialautomation.it. È gratis e ci mettiamo mezz’ora: ne esci con tre cose concrete da sistemare, anche se poi non lavoriamo insieme.