Il menu online: dove metterlo perché la gente lo trovi davvero

Il menu è la cosa più cercata di un ristorante e nella maggior parte dei locali è introvabile. Dove va caricato (Google, Instagram, sito), in che formato, e perché il PDF è quasi sempre la scelta sbagliata.

Fai una prova, adesso: cerca il tuo ristorante su Google dal telefono e prova a leggere il menu come farebbe un cliente.

Nella maggior parte dei locali della provincia succede una di queste tre cose: il menu non c’è; c’è ma è un PDF che ci mette otto secondi ad aprirsi e va ingrandito a due dita; oppure è una foto pubblicata su Instagram nel 2023, con prezzi vecchi.

Il menu è la pagina più cercata di qualsiasi ristorante. Vale la pena spenderci mezz’ora.

Perché conta più di quanto sembri

Chi cerca il menu è la persona più vicina alla prenotazione che tu abbia. Non sta curiosando: sta decidendo, spesso mentre qualcun altro aspetta una risposta nel gruppo.

E cerca tre informazioni, in quest’ordine:

  1. C’è qualcosa che voglio mangiare?
  2. Quanto spendo?
  3. C’è qualcosa per chi ha un’esigenza particolare (bambini, celiaci, vegetariani)?

Se non trova la seconda, spesso lascia perdere. Il menu senza prezzi non protegge da niente: fa solo perdere prenotazioni. Chi ha paura del prezzo se ne va lo stesso, e chi non ce l’ha si irrita.

I tre posti dove deve stare, in ordine

1. La scheda Google — è il più importante

È lì che arriva la maggior parte delle persone e quasi nessuno lo compila.

Nel Profilo dell’attività su Google hai due strumenti:

  • Menu — la sezione dedicata, dove puoi caricare le voci o inserire il link al menu sul tuo sito.
  • Prodotti — schede singole con foto, nome e prezzo. Compaiono bene su mobile e nella maggior parte delle schede della provincia sono completamente vuote.

Fai entrambe. Compilare i Prodotti con i dieci-quindici piatti principali, con foto e prezzo, è mezz’ora di lavoro e ti distingue immediatamente dai locali intorno. Il resto della checklist della scheda è in farsi trovare su Google Maps in Ciociaria.

Deve essere raggiungibile in un tap dalla bio, e portare direttamente al menu — non alla home di un sito da cui poi cercarlo.

Se usi un aggregatore di link, il menu dev’essere la prima voce, in cima. Se hai un sito, punta all’indirizzo diretto della pagina menu.

E le storie in evidenza: una copertina “Menu” con le foto delle pagine leggibili. È il posto dove la gente lo cerca istintivamente.

3. Una pagina sul sito, non un PDF

Qui sta l’errore più comune.

Il PDF è quasi sempre la scelta sbagliata:

  • si apre lentamente da rete mobile;
  • sul telefono va ingrandito e spostato per leggerlo;
  • Google lo legge male, quindi non ti porta traffico per ricerche tipo “amatriciana Frosinone”;
  • per cambiare un prezzo devi rifare il file e ricaricarlo, quindi non lo aggiorni.

Una pagina web semplice risolve tutto: si legge dal telefono senza zoom, si aggiorna in due minuti, e — non secondario — è indicizzabile, cioè può portarti ricerche che oggi non intercetti.

Se proprio devi tenere il PDF perché è quello che stampi, tienilo come scaricabile aggiuntivo, non come menu principale.

Come si scrive un menu che si legge dal telefono

  • Categorie brevi e chiare: antipasti, primi, pizze, dolci. Niente nomi creativi che nascondono cosa sono.
  • Prezzi allineati e visibili, senza puntini e senza corpo minuscolo.
  • Gli allergeni e le opzioni segnalati con un simbolo semplice e una legenda: senza glutine, vegetariano, piccante.
  • Le voci di stagione o “fuori menu” in un blocco a parte, così le aggiorni senza toccare il resto.
  • Niente maiuscolo per tutto. Si legge peggio, sempre.

Se hai un menu che cambia ogni settimana, meglio due cose separate: il menu fisso, che sta fermo, e la lavagna della settimana, che pubblichi come contenuto.

Il menu come contenuto, non solo come documento

Ultimo passaggio, quello che quasi nessuno fa: il menu è materiale editoriale.

Invece del carosello con tutte le pagine in corpo 8 — che non legge nessuno — spacchettalo:

  • Un piatto alla volta, con la foto e il perché lo fai così.
  • La novità di stagione quando entra in carta.
  • Il piatto che vendi di più, raccontato da chi lo cucina.
  • Il fuori menu del fine settimana, in storia.

Tredici piatti diventano tredici contenuti, ognuno con un pubblico suo. È il modo più semplice di non restare mai senza cose da pubblicare — sul resto delle idee c’è la lista delle 30, e su come fotografarli con il telefono c’è la guida in 9 regole.

La checklist, in mezz’ora

  1. Apri il tuo ristorante su Google dal telefono e prova a leggere il menu. Cronometra.
  2. Carica il menu nella sezione Menu della scheda Google.
  3. Compila Prodotti con i 10-15 piatti principali: foto, nome, prezzo.
  4. Metti il link diretto al menu in cima alla bio Instagram.
  5. Crea la storia in evidenza “Menu” con le pagine leggibili.
  6. Sostituisci il PDF sul sito con una pagina web, o almeno con immagini leggibili.
  7. Controlla che i prezzi siano quelli veri. Succede più spesso di quanto pensi.

In sintesi

  • Chi cerca il menu sta decidendo adesso: è il pubblico più vicino alla prenotazione.
  • Il menu senza prezzi fa perdere prenotazioni, non le protegge.
  • La scheda Google viene prima di tutto, e la sezione Prodotti è quasi sempre vuota: usala.
  • Il PDF è lento, illeggibile da mobile e invisibile a Google. Meglio una pagina web.
  • Un tap dalla bio Instagram, più storia in evidenza “Menu”.
  • Ogni piatto è un contenuto: il menu è il tuo piano editoriale già scritto.

Il quadro completo su come si comunica un ristorante di provincia è in social per ristoranti e pizzerie in provincia di Frosinone. Come lavoriamo con i locali è spiegato in questa pagina.

Se vuoi che diamo un’occhiata a com’è messo oggi il tuo menu online, scrivici su WhatsApp o a info@socialautomation.it.

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